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27 luglio 2008

Ecco perche é scomparsa la sinistra italiana...

questo lo dobbiamo solo a coloro che fino alle ultime elezioni sono stati ed ancora sono i veri responsabili della fine di 150 di storia delle classi sociali lavoratrici cosi dette del proletariato in cui il comunismo affonda le proprie ragioni e radici. Queste macchiette da avanspettacolo tinte di rosso o rosa o arancione o ultimamente in verde, auto proclamatosi "comunisti" o "non più comunisti" non hanno mai avuto neanche un calzino bucato, sgualcito, puzzolente di un semplice comunista di storica memoria.

Una massa di borghesucci insulsi e privi di identità si aggirano privi di mandato elettorale e di ispirazione politica. Pingui ed arroganti. Hanno ancora sullo stomaco le macerie del muro di Berlino e da li non sono mai più venuti alla luce: sepolti vivi con tutte le loro mummie e le loro brutture .
Sono coloro che oggi hanno ancora l'arroganza di definirsi comunisti...e di che? Ancora ce lo devono spiegare. Hanno ridotto tutto quel che é stato una pletora di insulsi arrivisti pagati con il soldo della collettività. La propulsione riformista insita nel dna della sinistra storica é stata ridotta in una politica per parrocchie e buonismo stile Caritas, usurpandone il ruolo e l'ispisrazione profondamente cristiana a bigotta.
Gridano contro il capitalismo consumista, fanno i mea culpa per la miseria di mezzo mondo, si sentoni in copla per il disastro planetario prossimo ventura...di cui ne sono altrettanto responsabili. Adorano il Savonarola, il rogo e la Santa Inquisizione con un malsano moralismo ipocrita: sono i primi a violare ogni sorta di regola o di costume morale fino all'omicidio dell'aborto.

Quel che resta degli ideali per le lotte sociali emancipatrici e delle riforme sono oramai politiche da ricoveri per barboni, per debosciati, genti di tutte le specie disperate che continuano a naufragare in questa NON NAZIONE che é l'Italia, la baracca sgangheratas e in bancarotta, prossima ad una guerra civile morale.
Insomma ogni forma di emarginazione sociale, religiosa, etnica ha ragione di esistere e prosperare qui a spese della collettività...perche questi scrocconi e parassiti della società fanno i gay con il sedere quella comunità:
se ne guardano bene di assumersene l'onere economico e morale. L'unica cosa che hanno fatto realmente é un autentico scippo alla vocazione del Vaticano ed alla fede cristiana per natura assistenzialista.

Questi ciellini d'istinto, questi preti mancati, non di fede ma per propri sensi di colpa, al grido di siamo tutti uguali, alla fine hanno prosperato sull'ambiguità, sul dolore e sulla disperazione di milioni di individui, facendosi paladini del nulla, richiamando le genti di tutte le nazioni del terzo mondo e poi abbandonarli al loro destino...nutrendo di manovalanza mafia, camorra, lavoro nero, prostituzione spaccio di droga e miserabili storie di cronaca quotidiana mettendo sullo stesso piano un assassino ed un ucciso, uno stupratore ed una povera vittima, un rom delinquente e violento ad un lavoratore salariat o una casalinga, un drogato cocainomane alla criminale guida della propria auto ed un diligente osservatore del regolamento stradale. Parlano, parlano e parlano e nulll'altro. Sanno solo parlare ma sul piano concreto non hanno mai fatto nulla proposto concretamente qualcosa, niente anzi il loro credo é disfare quello che gli altri a fatica riescono a mettere insieme.

Abusano di vocaboli come, fascismo, nazismo, stato si polizia, POGROM (frase pronunciata da quell'ignorante miracolato che prospera lussuosamente vivendo nell'agio con quattro scarabocchi chiamati (Dio mi perdoni) satira politica. Alle cronache si firma con lo pseudonimo di VAURO). Oramai a sentire questi comuni-scic siamo in pieno nazismo, in piene leggi razziali, ecc...dovrebbe dire qualcosa quelli che furono deportati in pieno regime nazifascista pronunciare frasi così gravi e terribili come persecuzione razziale, pulizia etnica, fascismo, nazismo, razzismo con tanta leggerezza...simili parole facevano rizzare il pelo dall'orrore e ti riempivano il cuore di angoscia. Riprenderebbe in mano il mitra e ricomincerebbero a fare la resistenza...ma agli idioti spaparanzati nelle aule di Montecitorio o al Senato prendendo a calci nel culo i Turigliatto, i Pecoraro Scanio, i Russo Spena, I Diliberto e tanti altri neo-nazistelli rossi.
Hanno svuotato di senso questi vocaboli abusandone fino al rigurgito gastro-esofageo...

Ci hanno anestetizzati facendo passare per normale ogni sorta di nefandezza illegale, ogni sorta di violazione delle leggi, ovvero di ogni regressione sociale e culturale. Hanno eletto a normalità i comportamenti più individualisti e violenti dei disperati di ogni risma, ogni cultura. Hanno costruito il nuovo mostro da abbattere La legge, le regole, la legalità , il rispetto per il paese che ospita e aiuta chi ha bisogno di rifarsi una vita, chi a fatica si guadagna quel miserabile tozzo di pane. Spesso penso che in realtà il fine ultimo di costoro é quello di incitare all'odio, alla violenza, alla giustizia sommaria di massa...e ci stanno riuscendo nel loro intento: la giustizia fai da te. I rivoluzionari con il ventre pieno devono farci sentire in colpa di chissà quale ingiustizia abbiamo perpetrato a danno delle nazioni che vomitamo milioni di disperati sulle nostre coste...
Fanno anti-americanismo e poi scimmiottano i peggiori stereotipi della cultura americana. Parlano di pacifismo e poi simpatizzano per le peggiori feccie assassine e criminali che si leggittimano con un terrorismo violento e coercitivo di mezzo mondo. Si atteggiano filo combattenti musulmani antiamericani...poi vanno al cinema a guardarsi il meglio della produzione cinematografica o musicale dell'odiato yankee.
Parlano di difendere la vita e poi ammettono l'aborto o deresponsabilizzano l'omicidio e la violenza.
Sono uno spettacolo assortito di trovate queste tragiche macchiette che impestano l'Italia dal 68 ad oggi...questi rivoluzionari che per un pelo non sono diventati preti e sicuramente sarebbe stato meglio così...per tutti.
C'é da chiedersi se mai, questi comunistelli a tempo determinato, un giorno si troveranno realmente in uno stato nazista cosa mai diranno? Quali parole useranno? Sicuramente ripenserebbero a quando si poteva liberamente esprimersi nel nostro sciagurato paese privo di regole e legalità ridotto ad una filibusta per avventizi pirati, mafiosi, individui senza dignità o principi, in questa chiavica di nazione disgustosa ed incivile dove é giusto tutto l'opposto di quello che sarebbe in una normale democrazia definibile come incivile, retrograda, terzomondista, criminale, illegale.

Siamo un paese di bastardi senza patria e senza storia tutti livellati tra assassini e vittime, sfruttatori e sfruttati, legalità ed illegalità, diritti e doveri, magistrati allegramente politicizzati e giudici da 10,000 euro al mese che non leggono nemmeno le carte processuali emettendo sentenze. Ogni valore é espropriato del più elementare senso logico qui nella fogna Italia. Tutto quello che al massimo ci possiamo permettere é un Berlusconi o un Veltroni...cazzo che evoluzione politica e civile! Cosa mai contestano di questa Italia ridotta come loro l'hanno voluta e plasmata in anni e anni di avvelenamento morale?
Come comunista direi che ho il disgusto e lo schifo di essere italiano, mi vergogno di essere l'ereditario di una grande storia di lotte e conquiste pagate con il sangue e i sacrifici di tanti uomini liberi illuminati, immolatisi per il bene comune, il diritto al lavoro, all'istruzione, alla sanità, alla vecchiaia, per i diritti civili ed universali di chiunque si riconosca negli ideali degli uomini liberi...e non della peggior feccia dell'umanità che abbonda nelle prigioni ei mezza Europa, che degli ideali e dei diritti civili ci si pulisce il culo.

Oggi mi tocca sentirmi dire che siccome devo rispettare le culture altrui qui sul nostro territorio devo accettare ogni sorta di nefandezza che trascende ogni pur minimo ripetto per l'individuo. Devo permettere una cultura barbara e medievale; deviata e violenta, da parte di rom, musulmani, moldavi, rumeni, albanesi e ogni disperato individuo che naufraga sulle nostre coste. Già che ci siamo allora non capisco perche non ammettiamo anche altri certi atteggiamenti culturali estremamente affascinanti per certi antropologi si sinistra, come il cannibalismo, la profanazione tantrica dei cadaveri, l'incesto, il sacrificio umano, il rogo delle vedove insieme ai loro mariti morti, la deturpazione del viso al vetriolo, l'infibulazione, la castrazione per nuovi eunuchi ed ogni sorta di porcheria che la storia culturale delle genti ha prodotto sulla faccia della terra...ma se un Dio esistesse realmente si accorgerebbe di che razza di orrore ha messo in circolazione e sopratutto di cosa é capace di fare...nemmeno gli animali più feroci sono capaci di tanto...speriamo in un altro diluvio!
Siamo alla frutta. qui ci vogliono i manicomi altro che esercito...
Ecco come ci siamo ridotti.


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permalink | inviato da Troiani il 27/7/2008 alle 23:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


30 giugno 2007

Il partito che ci serve...e che non verrà mai!

Quale sarebbe il partito giusto per salvare questa nazione? Ma in verità c'é una nazione da salvare?  E se così fosse Quale sarebbe la politica giusta praticata per questo popolo chiamato "italiani"?

Quale sarebbe la giusta politica per salvare dallo sfascio imminente questa repubblica e queste tragiche istituzioni? Di che pasta sarebbe fatto e di che uomini sarebbe costituito un simile partito?

Sinceramente non riesco nemmeno ad immaginarmelo.
So, saprei, cosa non voterei più (e non li voterò più) oggi. Malgrado ogni sforzo, con una dotata fantasia , ogni sforzo, dicevo, di immaginazione il tentativo é vano. Dal fondo di questo buio palcoscenico si scorgono solo i vecchi, soliti, volti di sempre. Anche dopo il recente debutto dell'uomo nuovo della sinistra, il tutto lascia presagire poco. Nemmeno per cattiva volontà, ma seplicenente per il contesto in cui si vuole operare.   A cominciare da quel triste luogo scenico in cui é stato allestito a Torino il suo messaggio agli italiani. Di una noia mortale. E senza dubbio aggravato da una scenografia da miserabili cialtroni ed una regia da commemerazione di un defunto illustre. Il buongiorno si vede dal mattino...e una camera telecamera fissa, cementata al pavimento, sul un piano americano, per un'ora e mezza in una inquadratura pietrificante, noiosa, funeraria, fino a svilirne il contenuto stesso del messsaggio,  mummificando il futuro leader del Partito Democratico in quella fissità, dice che lo stile post parrocchiale di quell'evento é poco, troppo poco per un debutto di un grande politico che si presenta ad una nazione per prederne in mano le briglie e dirigerlo verso una meta vittoriosa.

Tale é la caduta culturale e politica di questo paese, che non se ne vede l'uscita. Siamo condannati a rimbalzare da un'estremo all'altro.
Ogni sforzo é destinato a cadere nellle imboscate delle minoranza, delle lobby, degli interessi privati in luogo pubblico (lo stato). Da qui non se ne esce almeno ché un bel giorno si presento una forza politica chiara e decisa.
Ecco cosa voterei e chi senza dubbio.
Mi immagino il leader politico di questo partito (lo chiamerei il  PC: Partito Costituzionale) che annuncia il suo devastante programma politico di governo. "Per risanare e far ritornare alla normalità i suoi depravati abitanti raderà al suolo tutto ciò che é stato fino ad oggi della politica scellerataq dal dopoguerra ad oggi, dal cittadino semplice al giudice, dall'avvocato al farmacista; Dall'infermiere all'insegnante, dall'imprenditore all'operaio. Via: tabula rasa...rifondando tutte quelle istituzioni che hanno nutrito "il mostro" ovvero l'Italia di oggi." Via, zac! forestali, statali, provinciali, pubblici impiegati dalle ferrovie ai cieli, dal Pra all'Ina. E per il sud ecco la ricetta: via i militari che abbiamo spedito in mezzo mondo da Lampedusa a Chiasso lo sbarco del Milione. Un ripulisti a cielo aperto. Della mafia si troverebbe traccia solo nelle biblioteche, negli archivi dei giornali...
E chi mai voterebbe un simile partito?




permalink | inviato da il 30/6/2007 alle 20:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


3 aprile 2007

A cosa servono i Vigili Urbani?

Provo pietà, turbamento, quando apprendo certe notizie. Mi gettano nello sconforto, nell’impotenza, poiché anch’io padre di famiglia, mi immedesimo nel dolore che un mio simile prova trovandosi in circostanze drammatiche, come perdere una figlia o un figlio, in una qualsiasi notte di un sabato sera. Mi immagino quei ragazzi che corrono all’impazzata, travolti ad una illusione che a volte termina oltre, in un traguardo oscuro. A riscuotere il premio definitivo ed assoluto per questa sfida: la morte. Le cifre sono terrificanti. Viviamo in una pacifica ed invisibile guerra civile: mai dichiarata, mai voluta.

 

Mi chiedo come mai in pieno sviluppo di strumenti elettronici e di sofisticate tecnologie, con tre comandi di corpi militari; vigili urbani, polizia, carabinieri, si possa ancora essere travolti da  tragedie così devastanti e comunque e sopratutto evitabili.

Non voglio entrare in merito a certe scelte avventate che portano alle estreme conseguenze i nostri figli. Sappiamo che sono il frutto, (in apparenza), il risultato, di quella onnipotenza incontrollabile e ingannevole che pervade ed accomuna tutti i giovani. Ma anche quella illusoria e velleitaria visione azzardata che hanno della vita, fino ad indurli a misurarsi, privi di qualsiasi vademecum, in un gioco più grande di loro.

No! Non é questo il coraggio che volevamo o che vogliamo insegnare loro per sopportare e superare le dure prove che la vita ci riserba. Oggi perdiamo i nostri figli perché non diamo loro gli strumenti per affrontare il mondo reale, in cui crescere e stare dignitosamente in piedi con le proprie gambe.

Si esce di scena in una banalissima corsa verso l’ignoto, da una oscura ed anonima quinta, senza aver potuto fare la propria parte.

Molte sono le cause e derivano soprattutto da una ignoranza collettiva che, scientemente, ignora o non vuol vedere cosa siamo e come viviamo realmente. Prendiamoci le nostre responsabilità e le nostre colpe.

Dal versante istituzionale e sociale, poi: il vuoto, il nulla, l’assenza oramai cronica di figure istituzionali o quei riferimenti paterni autorevoli, responsabili…e così si chiude il cerchio.

Nessun valore certo su cui plasmare concetti che assomiglino a un’etica. Nessun uomo che ponga l’uomo al centro dei valori e della vita. Tutto è relativo: la vita, la morte, l’amore, la famiglia, la felicità, la malattia, il lavoro, il vicino di casa. Tutto è vano, tutto è apparenza.

 

I nostri ragazzi denunciano, con i loro irresponsabili gesti, un vuoto esistenziale che noi avevamo ed abbiamo il dovere, come genitori, e come esseri umani senzienti, di colmare. Si spaccia un mondo apparentemente perfetto, si mente spudoratamente. Si indugia e si persiste in quei goffi ideali assolutistici, estremi, estetici, credendo di elaborare chissà quale intelligenza, chissà quale originalità, chissà quale nuovo modello sociale ed educativo. Atteggiamenti anarcoidi ed irresponsabili della nostra generazione…da adolescenti mai cresciuti, eterno e ridicolo giovanilismo incendiario, narcisista, senza nessun punto di riferimento da insegnare.

Nel nostro specchio deformato si intravede una distorta percezione del nostro mondo e del nostro ruolo di genitori. Perseguiamo vaghi ed anacronistici fantasmi di astratte autorità in conflitto perenne con noi stessi, vere e proprie fotocopie di figure istituzionali che tali non riescono o non vogliono essere.

Quello che accade nel costume italiano è drammaticamente sconcertante. Sconcerta soprattutto la totale mancanza di responsabilità nel nostro agire. Chiunque è e si delegittima del proprio agire. Così lasciamo che non si definisca nulla, nemmeno ciò che è buono e ciò che non lo è. Non si differenziano le scelte. Lusso, beni di consumo, droghe, alcool, compromessi facili e promiscui, carrierismo con ogni mezzo, adulazione del danaro come metafora del riconoscimento sociale.

Io credo che le responsabilità siano da distribuire a pioggia, collettivamente, a 360°, su tutti.

Le responsabilità si distribuiscono equamente in parte sulla famiglia non-famiglia ed in parte sulla grave assenza del senso civico e morale delle istituzioni che ci riflettono. Le autorità che le incarnano e le rappresentano. Soprattutto sono assenti i punti di riferimento istituzionali di quei tutori della legalità. Parlo di coloro che sono assunti e pagati per controllare il regolare svolgimento delle regole civili, l’osservanza delle leggi, della convivenza sociale.

E’ sconcertante il sentimento comune che chiaramente si percepisce e cioè la totale mancanza di controllo sulla vita di ogni giorno, sulla legalità, sulle regole, sul lavoro, sul territorio, sulla giustizia, sulla legge, sui doveri, sulle regole, sulla viabilità, sulla vivibilità. Il tutto scorre negativamente: nelle istituzioni, nella vita politica, nella vita sociale, sulle strade. Casualmente, anarchicamente con casualità. La strada diventa ed è la metafora del nostro tempo, della nostra società, del nostro costume morale, del nostro territorio.

Basti ascoltare i perenni rituali oramai collaudati e puntualmente recitati a dovere dalle autorità di turno.

Quando si comunica l’ennesimo bollettino necrologico, dei quindici morti settimanali, si sentono i professionisti della politica, gli addetti alla viabilità, fare soliti discorsi come: “più pene severe, più controlli, più sanzioni, riduzione di velocità e di punti sulla patente, ecc. Mi assale una cieca rabbia, una nausea insopprimibile per queste demenziali affermazioni recitate come da copione da patetiche macchiette della politica e della comune morale.

Proprio costoro si ergono a paladini e moralisti di evitabili tragedie di cui sono, anche, in parte i responsabili. I rappresentanti di quel vuoto politico, legislativo e morale.

 

Le responsabilità, delle competenze stanno proprio nella loro totale assenza e latitanza dalla vita reale del paese e dal territorio. Una colpevole assenza condivisa e voluta dai più.

Costoro invece di amministrare le regole, di sorvegliare, controllare, migliorare, ordinare, prevenire, sopratutto dissuadere dal reato i frequentatori del loro luogo di lavoro, cioè la strada, si barricano in uffici e comandi remoti. Affollano le stanze burocratiche in una inutile e vorticosa attività cartacea, impiegatizia. Pontificano, giudicano, condannano.

Badate parlo di dissuasione e non di inutile, sterile, demenziale repressione. Si amministra armeggiando codici bizantini, sanzioni inutili o codici da film medievali. L’efficacia del codice della strada ha senso solo in un contesto di educazione civica. Ha senso solo se i suoi amministratori lo applicano e lo rendono civilmente accettabile, persuasivo,  indispensabile. Il codice è soprattutto presenza e controllo del territorio. Deve essere la presenza di costoro con i loro presidi visibili e tangibili a dissuadere chi pensa che la strada o il territorio sia luogo privo di gestione e di autorità. Se solo si percepisse che le strade, ogni strada sia presenziata, sia sotto il controllo della legge, nessuno si arrischierebbe fino al punto di incorrere verso una certa, puntuale, efficace pena o sanzione. Basti come esempio un particolare: per chi uccide, ovvero investe colpevolmente qualcuno non è previsto nemmeno il carcere.

 

Le nostre strade sono percorse dalla moltitudine degli utenti senza nessun controllo. Ognuno interpreta le regole come meglio gli conviene. Un vuoto di legalità istituzionale che giustifica la presenza giornaliera pirati della strada, prepotenti della precedenza, piloti da formula 1, abusivi, sbandati, disperati. Siamo abbandonati alla mercé dell’irrazionale collettivo. La percezione della realtà è che il territorio, le strade, le vie sono prive di sorveglianza, di autorità, di presenza. Tutti noi automobilisti percepiamo chiaramente ogni giorno che le strade non sono controllate: di giorno, di pomeriggio, di notte, nei giorni feriali e festivi. Non dico che occorrono posti di blocco o presidi militareschi ogni cento metri. Lo spauracchio della mano pesante non serve a nulla. Sono anni che si sentono prendere iniziative repressive, in continua escalation, sempre più repressive, di governo in governo. Il risultato è che i morti aumentano progressivamente ed in modo esponenziale al traffico ed alle misure repressive.

Quindi è evidente, chiaro come il sole, che il sistema è inefficace, inadeguato, vecchio, scadente, inutile e per certi versi demenziale. Lo stesso codice della strada andrebbe aggiornato, snellito, attualizzato con un linguaggio chiaro e semplice. Attualmente è un oscuro quanto mai criptico affollamento di regole e codici; scritti con  un linguaggio irritante, pedante, notarile…

Come certi orribili uffici della motorizzazione civile o del pra, simili a certe sbiadite caserme sporche e sgangherate post belliche degli anni 50.

 

Quello che sono e che fanno i tutori delle strade e del territorio rispecchia fedelmente questa decrepita ed inadeguata istituzione. Si limitano di tanto in tanto a farsi vedere per le strade come una apparizione redentrice e castigatrice giocando ad una sorta di phishing nei giorni più improbabili della settimana tipo il sabato alle 14,40, o certi orari pomeridiani da siesta messicana…a danno di poveri cittadini tutt’altro che spericolati o desiderosi di ammazzarsi o ammazzare qualcuno investendolo o di schiantarsi contro un palo, un albero o un guard rail.

 

Sono controlli fatti sporadicamente a capocchia, da goffi, arroganti, inadeguati tutori dell’ordine come per esempio il corpo Vigili Urbani. Misteriosa aggregazione di personaggi poco credibili ed irritanti. A volte te li vedi sbucare in luoghi a dir poco ridicoli ed improbabili ad esercitare una sorta di tiro a segno al malcapitato, (attività molto in voga in comuni in deficit di fondi come Milano, preferibilmente in periferia o in provincia, soprattutto in comuni prosperosi e residenziali o ad alta densità familiare come Bernareggio, Aicurzio, Vimercate, Burago, Arcore, Villasanta, Camparada, Lesmo.

Luoghi urbani, violentati, attraversati, quotidianamente dall’anarchia del traffico dei mezzi pesanti, mezzi pubblici, auto private, (veri responsabili  dell’ avvelenamento dell’aria lombarda e padana) sono realtà che costano milioni di euro alla comunità in supplizi sanitari e cancri vari. Ci sono realtà da denuncia alla corte europea di Strasburgo per strage aggravata. Realtà taciute dalle locali autorità competenti. L’occultamento colpevole dei livelli elevati dell’inquinamento acustico e delle polveri sottili sono la prova assoluta della mancanza di regolamentazione e controllo del territorio.

In quel crocevia che è la provincia nord est di Milano si intersecano l’autostrada Milano-Venezia, la tangenziale Carugate-Usamate, la provinciale Monza-Bergamo, la predella in costruzione per Bergamo, la futura Pedemontana. Un’oasi termale cancerogena a ridosso di asili nido, scuole, case ospedali, centri commerciali.

Se si ha voglia di fare una passeggiata fuori porta sul Resegone lo spettacolo che appare da quelle cime è raccapricciante: una melmosa colte grigia e plumbea pesa ed imprigiona a perdita d’occhio tutta la valle da Lecco fino a Milano. Da li non si evade affatto, se non da morti.

 

Davanti a simili disastri sanitari e ambientali, loro, i vigilanti del territorio, si dilettano a fare i safari nei portafogli dei poveri disgraziati che comunque continuano profumatamente a pagare i servizi, la sanità, la pensione, la sicurezza e gli stipendi a questi magnifici tutori.

E cosa dicono i nostri gentili vigilanti? Dicono abbastanza, soprattutto con quei gesti esemplari da educazione civica: chi sono e come amministrano il territorio: delle comparse in divisa.

Loro ed i loro superiori graduati che autorizzano queste patetiche, grottesche farse.

E’ uno spettacolo spassoso vederli al sabato pomeriggio alle 14,40 in straordinario festivo, sulle strade provinciali, comunali, o statali, con attrezzature tecnologiche all’avanguardia per  taglieggiare o estorcere altro danaro pubblico e privato a ignari automobilisti, rei di passare sfortunatamente nei loro paraggi. E’ una prova di civiltà notevole. Direi di nervi.

Verrebbe voglia di contravvenire alle buone maniere. Questi inutili dipendenti del pubblico danaro, applicano e diseducano con terrorismo il senso civico. Questo è l’unico risultato di simili scempiaggini. Diseducano il malcapitato lasciando il segno, incrementando la sfiducia verso chi dovrebbe garantire il buon senso, la buona regola, l’educazione stradale, la vivibilità del territorio. Ti lasciano addosso sempre un senso di ingiustizia e di frustrazione . Una vera presa per i fondelli verso i cittadini che a quell’ora vanno a fare shopping con le famiglie o accompagnano i figli nelle attività sportive…e puntualmente vengono “borseggiati” da odiose e stupide multe, ridicole, come un bollo scaduto, un documento dimenticato, un eccesso di velocità 65 km orari piuttosto che 50, in strade periferiche frequentate solo da pantegane di campagna, immondezzai abusivi, erbacce cespugli spontanei mai potati, cartelli stradali sporchi, segnaletica a terra inesistente…e non trovi un marciapiede neanche a pagarlo oro, tanto meno un’area per la sosta di emergenza e via discorrendo.

 

Intanto gli incidenti, le morti, le tragedie avvengono comunque sempre ed altrove. Insomma se si verificano i numeri, le quantità delle multe estorte da questi efficienti tutori del traffico ci sarebbe da eliminare con un referendum popolare, il corpo dei Vigili Urbani.

Un corpo totalmente assente dalla nostra vita quotidiana. Un  mondo a parte di alieni. Del resto inutile e costoso, che grava pesantemente sulle casse comunali o regionali e chiaramente addossato sulle nostre spalle. Provate a consultarli nel momento del bisogno. Vi accorgerete a vostre spese che, quando si degnano di rispondere al telefono, non sono mai disponibili ti consigliano di chiamare la polizia o i carabinieri, e se insisti ti tratta da idiota o da imbecille…il nostro stipendiato.

Solitamente il sabato pomeriggio e la domenica le loro caserme-ufficio sono sempre chiuse.

 

Tutt’altra cosa occorrerebbe a fronte di quattromila morti all’anno e centinaia di migliaia di feriti in spesa sulla sanità. Dove sono quando c’è chi va in giro ubriaco, contromano, che viaggia oltre i cento chilometri orari in pieno centro cittadino, dove impazzano smarmittate moto rumorosissime, camion inquinanti  in transito in un centro urbano magari con merce pericolossima? Dove sono quando qualche adolescente in motorino sfeccia, stravolto da qualche stupefacente? Quando imperversa il bullismo automobilistico con musiche di autoradio simili a colonne sonore di giostre

d’autoscontri, dove prepotenti  e pericolosissimi clandestini senza permesso e senza patente viaggiano tranquillamente perché sanno che lo possono fare, magari investendo qualcuno e via discorrendo. Chi sono i Vigili Urbani? Un’apparato burocratico che volentieri frequenta solo uffici e scartoffie? Ma se è per questo un normale impiegato comunale farebbe meglio e costerebbe meno. E’ fin troppo facile così. Sopratutto la sensazione che si ha è della totale inadeguatezza che simili corpi vigilanti possano essere efficaci su ciò che accade nel territorio e sulle strade, possa servire a qualcosa.

 

Viaggio parecchio per lavoro, purtroppo,  sia in Italia che in Europa. Consumo una autovettura a diesel ogni quattro anni circa, macinando più di duecentomila chilometri sulle strade di mezza Europa. E’ inutile dire quello che ho visto e che vedo durante le mie trasferte: di tutto e di peggio, soprattutto non vedo mai sulle strade ed autostrade nazionali la presenza di chi dovrebbe sorvegliare, vigilare, ordinare il grande traffico su gomma che imperversa fittamente sulle corsie.

 

Penso alla dissuasione civile ed educatrice delle polizie di mezza Europa.

In divieto di sosta, per reati minori o burocratici ti allegano un biglietto sul tergicristallo avvertendoti che sei in chiaro divieto di sosta o stai violando il regolamento (in Germania). Ti pregano di fare più attenzione e di avere più responsabilità verso le regole della strada e del tuo automezzo (in Olanda ed in Belgio); che comunque ti hanno segnalato informaticamente alla centrale, che alla prossima infrazione il numero delle segnalazioni a tuo carico verrà evidenziato, mettendo in chiaro il tuo quadro comportamentale da automobilista. Il persistere nelle infrazioni ti porta davanti ad un giudice che deciderà e patteggerà la pena pecuniaria da infliggerti, compreso se necessario il sequestro della patente e dell’automezzo. La perseveranza nella presenza su strada di pattuglie di polizia è una garanzia certa e dissuasiva soprattutto nel farti il test dell’alcool con gentilezza e severità. Non per nulla sulle loro autostrade dove si può non c’è neppure il limite di velocità (ad esempio in Germania)…e se per caso viaggi in autostrada o per le comuni strade statali la polizia locale o quella regionale non la vedi spesso ma si sente…si sente che li è territorio controllato e che i furbi non fanno molta strada. Le infrazioni si pagano. Ma chissà perché quando passano la frontiera e giungono da noi si comportano completamente all’opposto…e sapete perché? Perché qui nessuno controlla le nostre strade. Qui ci si arrangia, nel paese delle libertà. Si vedono i  vigili, la polizia, i carabinieri solo a incidente avvenuto, a notificare cause, frenate, misure, morti e feriti per le assicurazioni e per i danni. Come si dice? Meglio prevenire che curare un male estremo.




permalink | inviato da il 3/4/2007 alle 1:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa


8 febbraio 2007

Mors tua vita mea!.

Sempre più insistentemente l’olezzo impesta le narici della quotidiana vita sociale dell’Italia.

Si diffonde a livello capillare e di massa, in ogni singola esistenza della vita in-civile, in questo paese. Si sta scivolando lentamente, inevitabilmente verso una cieca follia, si sta sgretolando quel collante che unisce un popolo ed una nazione. Si va alla rovina, alla vecchiaia ,alla barbaria.

E’ una epidemia chiamata follia collettiva, una degenerazione etica diffusa, tra indolenza del libero arbitrio interpretato in un “mi faccio i cavoli miei e tu fatti i cavoli tuoi” sprezzanti della vita e della libertà altrui. Prepotenza, arroganza sfacciataggine, coercizione, sostenuti da una falla gravissima in seno alla giustizia ed al meccanismo delle garanzie che la legge dovrebbe gestire per il tessuto sociale e civile.

Le contraddizioni non sono più delle pagliuzze o dei travi negli occhi,  ma intere foreste amazzoniche. Per carità non mi interessa di fare dello spicciolo moralismo. Non mi interessa fare la morale a questo o a quello schieramento. Essi si commentano da soli. Ma ci tengo a capire cosa stia succedendo qui in casa nostra e magari far vedere, ingrandendole, le contraddizioni sempre più simili a dei menhir, che stanno caratterizzando la vita italiana di questi ultimi 10 anni  nel nostro paese, sempre più simile ad una repubblica delle banane o lo stato delle anarchie.

 Paradossalmente a questi ciclopici massi si contrappone una sorta di etica moralistica basata sulla pelle del prossimo: una tolleranza camuffata da civilismo anglosassone, moderno e democratico. In realtà una debolezza mentale e morale alimentata da un’indolenza umano-buonista-catto-comunista.
E’ incredibile come  i nipotini del 68 si siano impastati e resi  responsabili di tanto degrado.
Il peggio e che non si ravvedono del danno che procurano e che si stia precipitando verso un baratro sociale prossimo al far-west. La tolleranza di qualcuno la paga sempre qualcun altro con la vita.

La comprensione e l’irresponsabile negligenza nel gestire la vita civile del paese, ai più costa in termini di vite umane innocenti. Si sta scavando nel fondo della melma. Prima o poi si arriverà alla giustizia fai da te, ovvero alla eterna e mai sepolta legge del taglione. E come si farebbe a dargli torto a chi hanno rovinato per sempre la vita?

Le certezze del diritto e delle pene svaniscono dietro ad una visione miserabile, pelosa e saprofita dei delitti e delle pene. L’accattonaggio di un perdonismo complice e colpevole va oltre qualsiasi logica umana, fino al concorso di colpa, e peggio, all’occultamento morale del reato.

Uomini minimi con cariche pubbliche e politiche sempre più  irresponsabili nel saper fare politica ed etica. Uomini con scarpe più grosse dei loro piedi s’aggirano nei pubblici palazzi dell’amministrazione del sistema Italia. Giudicare ed amministrare, garantire e far funzionare la “cosa giustizia” o un reato, un delitto, una colpa è un esercizio da trapezisti circensi. Una pletora incompetente, politicizzata, screditata, parassitaria, cannibale, si è accasata nei palazzi di giustizia. La licenziosità dei costumi e dei comportamenti infantili, patologici, rende molti danari. Soprattutto alla setta degli avvocati, veri aguzzini del codice penale e civile. Una sorta di “siamo tutti colpevoli” è il motto che si staglia sopra la testa di un giudice o di una corte che per effetto perverso depenalizza (tramite una giustizia di parte fortemente politicizzata qualsiasi straccio di giustizia ed equità.

La fiducia nello stato, nelle istituzioni, nella legge lascia il posto alla diffidenza, alla rabbia, alla sete di vendetta, al veleno che ammorba gli animi di ogni cittadino o di chi subisce senza riparo l’onta del danno e del male. Se pensiamo bene per un attimo a come l’Italia si é ridotta ed a come si vive, ti vien voglia di andare in giro armato. Nessuno può seriamente sentirsi sicuro di vivere, normalmente, anonimamente, liberamente senza l’incombente minaccia di un ipotetico vicino di casa, un tifoso, un automobilista, un vigile urbano, un banchiere, un assicuratore, un agente immobiliare, uno scolaretto di liceo, un parente, uno scellerato impiegato delle poste o delle imposte e riscossioni multe. La società civile italiana è entrata in un tunnel in cui non si scorge il fondo o la fine.

Oramai commettere crimini, di ogni sorta, legale o illegale, darsi al delinquere, alla truffa, all’imbroglio, paga. Paga e come! Soprattutto non si paga!
La giustizia è morta sepolta sotto tonnellate di faldoni, sotto le sue stesse scartoffie, sotto il gioco di avvocati prezzolati che per una banalissima lite di condominio una causa costa oltre i 13.000,00 € . Peggio ancora se si ha la sfiga di incappare in giudici da ricoverare in un manicomio, (Berlusconi in questo aveva realmente ragione). La certezza della pena è un insulto alle vittime, i danni una beffa ai malcapitati.
Per scolparsi si da evidenza al caso, alla sfortuna, al colpo di testa, al pentimento coatto, al cocainomane di turno. Intanto si muore nei modi più efferati: bruciati vivi, accoltellati, fatti a pezzi, presi a sassate, a sprangate, a pistolettate e via discorrendo. Siamo talmente carichi di aggressività che siamo pronti per una guerra. Ci si accontenta anche di una miserabile guerrucola da stadio. Tutti insieme appassionatamente: padri, figli minorenni, mogli, amici, simpatizzanti, anonimi individui in cerca di folgoranti scariche adrenaliniche, in mancanza di soldi per una sniffata di coca. Basta che si pratichi qualcosa al limite dell’omicidio, della trasgressione, della violenza.

Guerra! Sola igiene del mondo…Benedetto quel sant’uomo, al secolo Filippo Tommaso Martinetti. La sapeva veramente lunga sulla natura umana…e comincio a credere di si. Comincio a credere che ogni 50 anni bisogna pagare un tributo di sangue al dio della guerra in modo che per altri 50 anni tutti stiano buoni a piangere i loro miserabili morti. Ad accattonare un senso alla vita. E perché mai non dovrebbe venire un nuovo Duce a pulire questo letamaio? Perché mai non si crede che ciò sia possibile? Fino a che punto di deve tirare la corda affinché drammaticamente si spezzi?  E chi mai vivrebbe in una nazione più simile alle isole di pirati sanguinari dei carabi che furono?

Perché mai un poliziotto sta li a prendersi sassate sul petto, estintori in faccia, sprangate e mazzate sul corpo? Perché mai sta li a morire invece di sparare alle gambe ad inutili parassiti buoni solo per i lavori forzati nelle loro zolfatare? Perché non sarebbe legale? E della totale illegalità a cui la maggioranza di questi gaglioffi si dedica non scandalizza? Non preoccupa? Forse la loro vita vale più di un tutore dell’ordine  a 1200€ al mese?
Ditemi signori della tolleranza e dell’indulto, ci dica caro ministro Pastella, signor Matarrese, perché mai si deve morire come dei coglioni e tutto ciò sdoganarlo come normale tributo di sangue al dio della democrazia, degli stadi, della demenza civile? Non sarebbe meglio spararvi alle gambe?
Piuttosto che una vita, sacrifichiamo qualche rotula, qualche menisco. Al massimo zoppicherete per il resto della vostra esistenza. Un segno indimenticabile di memorabili carriere ben remunerate…non credete?

Credo invece che molta della responsabilità del degrado vada attribuito in primis nella classe politica attuale. Tutta senza distinzioni. Questa classe politica da rottamare totalmente! Da destra a sinistra. Per non parlare del centro. Un comitato d’affari trasversale, opposto alla parvenza dei colori politici. E peggio del peggio tutta quella massa elettorale complice che vota e convive con questo sistema marciscente e purulento. Che razza di modelli possono mai dare costoro? Quale ideale civiltà potrebbero mai proporre? Quello attuale che abbiamo qui in Italia. Quello che è sotto gli occhi di tutti? Quale? Solo quello di soddisfare il disegno fallimentare e schizofrenico di un modello sociale da malati di mente? Ladri, ruffiani, yesman, affaristi, imprenditori prestati alla politica, chierichetti in odor di zolfo, fuorilegge, cocainomani,  ricattatori, bottegai, prostitute, boiardi di stato, marcioni, estremisti da avanspettacolo, ecologisti in cachemire, idioti del tanta e della cabbala meglio se impiegati nel sesso spettacolo show e tutta quella feccia umana che alberga i palazzi della vita dei media e della politica italiana.

Non sarebbe meglio annettersi agli austriaci o ai borboni? Non sarebbe meglio snazionalizzare questo coacervo impasto incestuoso di anarchici individualisti?
Quale credibilità potrà mai riscuotere un ideale basato sul vecchiume, sulla debosciaggine, sulla debolezza etica e morale nella vita civile? Bisogna proprio che le vostre debolezze, i vostri vizi, i vostri sprechi le paghi il prossimo? Fino a quando?




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31 dicembre 2006

Auspici.

 

E' il solito nuovo anno. Peccato. Un anno in meno per la mia esistenza terrena ed un anno in nemo di cui potrò semmai vedere un mondo migliore. Solito, perché oramai gli anni passano sempre uguali grazie al vecchiume di cui non si riesce a fare a meno, non si riesce a dargli il suo posto che merita cioé il passato.

Vorrei fare a meno dei Mortadella, del Berlusconi, dei Fini e dei Fassino, i Bertinotti, i sindacati e via dicendo fino alla Camorra, alla mafia, ai forestali, agli inutili statali, alle buste paga, alle pensioni e di tutta quella classe politica così avizzita e così mortifera che non mi fa più scorgere uno straccio di orizzonte, una manciata di speranza, una boccata di aria nuova un'idea di vecchiaia.

Dove parole come centro-destra-sinistra equivalgano a delle categorie del non sense. Mentre categorie come fratellanza, umanesimo, buon senso, civiltà, rispetto, siano dei valori fondanti su cui educare e far crescere le nuove generazioni, i nostri figli, gli uomini e le donne di domani. Dove una tendenza sessuale sanao diversa non sia un pretesto per rendere infelice qualcuno. Suvvia almeno i romani in ciò o nel diritto di famiglia erano anni luce avanti a noi gente del terzo millennio, questo modernissimo e tecnologicissimo presente.

Dove la parola diversità sia sinonimo di ricchezza, varietà, sfumature, differenze che mostrano lo stesso volto di mille e mille volti. Mi piacerebbe poter collaborare con gente mentalmente nuova, "rinata" dal passatoo da questo stantio presente: paludoso e mortifero. Vorrei vivere con gente  proiettata verso il futuro che altro non é che il presente fuggevole...ma eterno se ben vissuto; che la pensa il modo opposto e simmetrico al mio ma che ciò non crea conflitto ma piùttosto arricchimento. Mi piacerebbe poter costruire dei nuovi valori basati sulla lealtà, l'onestà, la giustizia. Un mondo dove nessuno possa sentirsi infelice. Ognuno si senta responsabile del suo futuro e di quello degli altri. Dove il rispetto e l'attacamento dei valori non siano il pretesto per ridurre al silenzio ed alla morte l'altro. Vedere in ogni mio simile il volto di...e non quello di un nemico.

Vorrei costruire un'Italia che non ha bisogno di costruire proprio un bel nulla ma che semplicemente valorizzi la sua unicità, la sua storia, la sua bellezza, il suo mare, il suo paesaggio. Dove si lavori l'eccellenza spirituale e materiale. Dove non si muoia o si dia lòa morte e la distruzione solo per il fatto di dover sopravvivere. Dove valori come la vita, la famiglia, il prossimo siano fondanti per un mondo nuovo. Dove aiutare chi ne ha bisogno non diventi lo scopo per lavare le mie colpe o per ricavare profitti materialio tornaconti psicologici. Insomma potrei andare avanti all'infinito...ma mi senbra di dire delle stronzate scontate o da boys scout. Ed invece l'oro si nasconde sempre nelle cose più elementari e sopratutto alla portata di chiunque. E' per questo che non lo si trova mai. E' per questo che non ci crede nessuno. Augurio di buon anno a tutti.




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31 ottobre 2006

La guerra é persa

LA GUERRA E’ PERSA.

 

Lo sappiamo bene cosa sia il sud Italia e cosa sarà, se non si interviene radicalmente, drasticamente, ineluttabilmente, anche con la forza, a supporto della legalità e delle regole, entro una decina di anni. Non mi meraviglierebbe se un bel giorno il federalismo secessionista vada per le vie di fatto(intendo militarmente con le sue truppe armate capillarmente radicate ed infiltrate in tutto il territorio), non nel nord leghista, ma bensì al sud. Quel sud governato da uno stato nello stato. Quel sud che fattura illegalmente miliardi di euro all’anno. Oramai il sud è una terra straniera in casa nostra. Lo è non perché lo è realmente ma perché lo si è emarginato per cultura, per tradizione, per indifferenza, per abbandono, per rabbia, per tracotanza, da parte di un paese (il resto dell’Italia) incapace di darsi una struttura culturale unitaria, civile, morale, politica ed economica…e tessere una rete nazionale civile e legale per impiantarlo in un terreno di legalità.

E’ chiaro oramai, dopo sessant’anni, che la politica dal dopoguerra ad oggi ha delegato la gestione del territorio e dell’economia (illegale) del sud Italia ai capi mafiosi ed alle loro efficientissime organizzazioni criminali. Si è arrivati fino al punto massimo di separazione di fatto, sul campo economico, staccandosi dal paese reale, bruciando e radendo al suolo qualsiasi forma di economia indipendente o legale. Una sorta di dialer parassitario e virulento. Oggi come oggi non è possibile avere qualsiasi forma di attività legale e libera se non pagando un pizzo, un’assunzione mafiosa,  o un’affiliazione al territorio dell’illegalità. Lo sappiamo bene tutti. Lo sanno benissimo tutte le organizzazioni politiche, tutti gli organi di stampa, le forze dell’ordine, i servizi segreti, la magistratura. E’ così. Lo sappiamo da decenni.

Ma stranamente, tutti fingono che non sia una problema serio. Si continua a tracciare sulle cartine geografiche l’Italia tutta intera…ma così non é. L’Italia, l’idea dell’Italia unita continua a naufragare quotidianamente facendo intravedere derive civili e morali a dir poco da “Colombia way of life”. Tutto ciò nel cuore dell’Europa.

 

Da tempo, i sintomi sono manifesti di come la cancrena meridionale si stia mangiando il resto sano del corpo Italia. La necessità di intervenire “ferocemente” sull’emergenza della cultura dell’illegalità non è più rimandabile. Il buco nero si sta divorando anche la parte buona del sud.

Si è radicata oramai il sentimento della sconfitta, della rassegnazione, della perdita della battaglia. Ultimamente la malavita si è rafforzata, diffusa come un’epidemia capillare, nel nostro bel paese.

 

 L’Italia si sta meridionalizzando. Non è un concetto dispregiativo in odor di leghismo verso il meridione, ma piuttosto è un dato di fatto verso quella importante parte del paese che identifichiamo con il sud e le sue isole: un territorio isolato, abbandonato, lontano dalla vita civile ed istituzionale; che oramai, per almeno un paio di generazioni o più, è perduta.

C’è un esercito composto da civili cittadini e giovani  che è immerso in una realtà purtroppo troppo incombente, inevitabile, onnipresente, basata sul ricatto territoriale, sulla violenza, l’illegalità come valore di sopravvivenza e lavoro, l’ignoranza, la lontananza dallo stato, dalle istituzioni, dalla legalità, la normalità, il senso civico, che dovrebbe avere una nazione cosiddetta democratica.

 

E’ una guerra civile dichiarata da decenni contro lo stato. Una guerra giocata con armi automatiche, tritolo, attentati, stragi, di veri e propri soldati. I commenti dei più (conniventi o imbecilli, a dire il vero, di area progressista) spaziano da ragioni storico-sociologiche al doppio Brodo Star, come gran parte della cultura di sinistra accampa e tollera con una superficialità impotente se non addirittura sospetta;  a dichiarazioni militaristiche degne di un paese in guerra e che alla fine portano ad un nulla di fatto. Chiunque, qualunque corrente politica alla fine, all’italiana, ci convive per interesse elettorale, per quieto vivere, per paura.

Spesso mi sono sentito dire:- Bisogna capirli…Il sud borbonico, il contadino sfruttato…, quello savoiardo…quello fascista e via di questo passo: senza avere il coraggio di dire BASTA!

Basta con la sociologia a puntate o da quiz culturale. Basta con i pietismi idioti e scuse ingiustificate.

La battaglia è persa. Nel sud lo stato ha perso, la legalità ha perso, l’Italia ha perso l’altra metà legale del suo territorio. Se si ipotizzasse una guerra all’illegalità condotta con estrema durezza, recrudescenza ed intolleranza verso i mafiosi, le loro famiglie ed affiliati i risultati sarebbero da ecatombe civile tra civili e picciotti di ogni risma e regione. Ci sarebbe da far impallidire le pulizie etniche del Kossovo. Gli archivi delle polizie nazionali e di mezzo mondo sono pieni di nomi e cognomi, schede segnaletiche, anagrafiche, rapporti confidenziali su chi conduce o organizza i traffici illegali, chi sono i capi con tutti i suoi affiliati. Si sa perfettamente chi sono, dove abitano, cosa fanno e quanti sono, quanti soldi producono e dove li investono. Con chi sono imparentati e quanti sono. Ci sarebbe da riempire come in un film dell’orrore o di una guerra etnica, chilometri di fosse comuni, se si volesse ripulire il sud e le carceri italiane dalla lebbra della malvivenza.

Ci si meraviglierebbe il ritrovare negli obitori, vecchi, donne, giovani ragazzi, uomini di ogni età.

Tale è radicata la malvivenza nel tessuto sociale che non si riesce a capire come poterla estirpare, in breve tempo o in un lungo tempo, con i mezzi della legalità civile e morale. Dicevo che almeno un paio di generazioni sono già bruciate. A 8/10 anni si è facilmente travolti o affiliati  in un territorio dove si respira l’illegalità, dove non ci sono prospettive di futuro, nessun tipo di normalità è immaginabile. L’unica via di salvezza è la fuga. Ed io consiglio a quei giovani ragazzi di buona volontà di abbandonare il sud, desertificarlo, inaridirlo, farlo morire di vecchiaia affinché la malapianta non abbia terra o spazio per ramificare la sua orrenda cancrena che sta uccidendo soprattutto i giovani e il loro futuro. Io non credo che la malavita si debba combattere a suon di codice civile e penale. Questi sparano e le chiacchiere non sono un buon giubbotto antiproiettile. Con questa gente ci vogliono i metodi forti, durissimi al limite della legalità. Del resto la guerra allo stato l’hanno dichiarata loro e per quello che mi riguarda in uno stato di guerra bisognerebbe applicare la corte marziale. Se no la guerra è persa. Da meridionale che sono non vedo altre soluzioni verso la violenza ed il potere mafioso.





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22 ottobre 2006

Purtroppo sono un coglione!

Mi piacerebbe tanto capire certi fenomeni inspiegabili che accadono nel mondo dell'economia e della finanza e sopratutto nei costumi di certi individui che abitano nel mio paese:-
Nei 5 anni andati (governati dallo staff del governo Berlusconi) abbiamo passato un guado a dir poco problematico, ne faccio un brevissimo elenco dei punti più critici:
1 ) L'11 settembre,
2) il passaggio nefasto (nefasto perché controllato e pilotato da una cricca di farabutti associati in affari e truffe, degni di forca!), dalla lira all'euro,
3) L'indebitamento generale delle famiglie italiane,
4) la crisi internazionale economica,
5) il crollo delle borse internazionali dopo la bolla speculativa dei titoli spazzatura,
6) Lo zero (quasi assoluto) produttivo della locomotiva europea,
7) la sfiducia americana ed internazionale dei consumatori nei mercati,
8) il crollo dei consumi,
9) la sars,
10) la Parmalat,
11) i bond Argentini,
12) la crescita economica italiana vicina allo zero, proporzionalmente opposta alla crescita del debito pubblico,
13) la disoccupazione nazionale...mascherata da precariato giovanile (ovvero i padri che si fottono il futuro dei loro figli e di conseguenza la loro vecchiaia)
14) la guerra in Afganistan ,
15) la guerra in Irak,
16) la crisi petrolifera,
17) l'invasione, su rete planetaria, della concorrenza cinese a costo di manodopera degna di schiavitù con la conseguente chiusura di centinaia di aziende italiane,
18) gli attentati in Spagna,
19) a Londra...
Insomma una cinquina di anni di sfighe (certamente non per colpa del governo Berlusconi, sia chiaro) degne di una delle più nere sfighe del secolo.
Ebbene dopo tutta questa sfigatissima serie di eventi , uno pensa che la gente stia abbottonata, si dia una calmata, chiude i cordoni delle uscite, non si abbandona a sprechi o spese folli...manco per a provarci!!! Boooom di acquisti immobiliari (sopratutto quelli residenziali a 6 zeri; impennata di vendite di beni di lusso; barche, auto, gioielli, vacanze, cibi e stronzate varie...addirittura siamo i primi in Europa negli ordinativi e vendite di auto di lusso e fuori strada, (battendo addirittura l'Inghilterra che sicuramente in economia e produttività se la passava e se la passa ancora molto meglio di noi). Nei negozi o nelle botteghe commerciali (sopratutto quelle di lusso) si vende a gonfie vele...tutto si direbbe fuorché che in Italia ci sia stata o eravamo in una nera crisi economica...(piccolo dettaglio non trascurabile: lo spaccio di cocaina negli ultimi 5 anni ha superato, quintuplicato il fatturato della "ndrangheta spa" subbissando di gran lunga qualsiasi record precedente e affondando addirittura il primato del consumo dell'eroina. Di certo questa merce costosa se non si possiedono danari non la si potrebbe così facilmente consumare quotidianamente...non credete?)

Qualcuno mi spieghi da dove  sono venuti fuori tutti quei soldi?
 Non so se é uguale al vostro tenore di vita ma tanto per capirci:-
- Pagare 15 € una pizza una birra e un caffé non é la stessa cosa che pagarla con le vecchie 15,000£ é praticamente il doppio!!!; o comprare una penna diciamo di marca buona tipo una Montblanc a 260,00 € contro le vecchie 260,000£ non é proprio la stessa cosa...vuol dire incassare il doppio, vuol dire anche per il commerciante ordinare meno merce (i poveretti si lamentavano del crollo delle vendite) ed incassare almeno un 30, 40% in più rispetto a prima...Quindi ordino di meno, guadagno di più, pago sempre con lo stesso valore in lire la mano d'opera che é inferiore al costo del valore dell'euro quando si va a fare la spesa.
Il guadagno praticamente é doppio, con la differenza che la gente che lavora  la si paga ancora e sempre con il costo del lavoro delle  vecchie lire ma si vende in euro. Gli stipendi non sono aumentati, non sono stati parificati 1000£ = 1,00 € di teutonica memoria durante il ricongiungimento delle due Germanie : 1 marco federale al pari di un marco democratico. E secondo voi chi si é arricchito con questo metodo, lo sfigato di uno stipendiato o un commerciante? Un libero professionista disonesto o un coglione che paga regolarmente le tasse???
Le aziende prodruttrici di beni di consumo o le aziende che producono materiale tecnologico? Vogliamo parlare ancora di ceti medi, ceti benestanti, ricchi? E  di povertà dilagante? Si? E di quale povertà? Non certo di quella classe che quando sente parlare di doveri, tasse, impegno, investimenti se la da a gambe rubacchiando e fottendosi la ricchezza nazionale. Se c'é una povertà dilagante quella potrebbe toccare di certo gli stipendiati, i precari, i pensinati che sono fottuti alla fonte non certamente chi con l'euro si é fottuto il suo connazionale e lo stato che lo rappresenta.




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14 ottobre 2006

La rivolta del pane ovvero la “carta dei buoni propositi e delle riforme”

Mi piacerebbe scrivere una lettera aperta ai politici dell'arco costituzionale...meglio una specie manifesto. Non un manifesto individuale o personale di quello che mi garba o no. Ma piuttosto una "Carta propositiva" scritta a mille mani, a centinaia di migliaia di mani, in cui tutti gli italiani di buon senso sottoscrivano a lettere cubitali , indipendentemente dalle loro convinzioni politiche ed ideologiche, evidenzino tutti insieme quello che dalla fondazione della repubblica italiana,  nessuno si azzarda, con un minimo di buon senso politico, a prendere in considerazione o ad applicare, ad ascoltare, quello che gli italiani vogliono, che necessitano, per il paese reale…per non morire di idiozia, stupidità, arretratezza culturale, economica, civile; di inerzia, per una sorta di anarchia troglodita e parassitaria.
 
Un grande gesto al di là delle barricate, un gesto di maturità, di volontà, di chiarezza inequivocabile, finalizzata per dire basta! Basta a questa classe politica inutile, sperperona,  parassitaria, ignorante, corrotta, inefficiente. Insomma un basta nazionale ai mestieranti della politica.
Basta con la politica auto-referenziale buona per sostenere soltanto se stessa e le sue lobby, i suoi interessi, voluti e votati da chi è simile nel cuore e nell’animo. Da chi non ha ne patria e ne nazione, ne identità culturale ne civile ma soltanto un unico ideale : un interesse economico individualista, trasversale, illegale, parassitario e null’altro.

Una carta civile scritta a più mani, finalizzata a svergognare ed a cacciare gli inutili inetti, a restituire l'Italia agli italiani, la politica ai suoi reali fini: restituire al “politès” una “polis” dal volto umano, moderno, efficace ed efficiente; che si rifondi e riscopra quella “politiké” quell’arte della politica che se ben esercitata da i suoi frutti e contribuisce allo sviluppo ed all’evoluzione economica e culturale di un popolo, di una nazione. Necessita un decalogo preparato da italiani di buona volontà agli italiani di tutte le regioni. Un decalogo delle cose da fare e da non fare mai più. Una carta delle riforme, delle esigenze reali di cui non possiamo più fare a meno, che l'Italia dei numeri (cioé noi, quelli che fanno parte nella moltitudine, della singola unità Italia) vuole ad ogni costo, al di sopra delle parti o degli schieramenti. Meglio un’Italia senza schieramenti ma che abbia nel cuore il bene comune, il bene sociale, culturale, economico, nazionale.

Una carta che dica chiaramente ai politicanti quello che il paese reale desidera, vuole e necessita.

Almeno avere un elenco concordato con le necessarie priorità toglierebbe di mezzo equivoci, sottintesi o promesse fumose di cui spesso si anelano i vari personaggi o attori della scena...attori consumati che del fare questo o quello, in realtà, il più delle volte si rivela solo una cortina fumogena utile affinché tutto resti come sempre. Funzionali solo a giustificare tutta quella viziosa res politica di cui il paese é impestato e che ne sta subendo gli effetti letali di una cronica epidemia oramai a livelli insostenibili, da calamità naturale, emergenza nazionale. Non ultimo quello di subire lo scredito totale da parte dei commissari CEE, sulle nostre capacità effettive e reali di operare per la più elementare delle manovre economiche per risanare il deficit pubblico. Un'onta ed un sinistro segnale di quanto la misura sia colma da parte dei partners europei nei nostri confronti, mandati sul nostro territorio a verificare le che promesse fatte a Bruxelles siano mantenute...o se siamo prossimi alla messa alla porta della BCE, cioé cacciati senza ritegno per incapacità e volontà di stare seriamente nei parametri e in Europa.

Eurialo il troiano, in cerca di patria e di identità.




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9 ottobre 2006

UN VIRUS LETALE CHIAMATO POLITICA...

Ho già più volte ed in altra sede espresso il mio parere a riguardo del dovere di ogni cittadino di finanziare (leggasi pagare le tasse) la propria società civile e lo Stato, di cui siamo parte integrante e come entità culturale, nazionale, civile e come comunità fisica. Ho già detto più volte di come mi duolga nel vedere certi italiani che demoliscono lo Stato, lo sfasciano, lo delapidano, lo smantellano, lo devastano...e con esso la loro nazionalità, la loro identità culturale, storica, anagrafica, genealogica, sanguigna, dei loro padri, nonni, bisnonni, parenti e figli con comportamenti delittuosi e terroristici: come scientemente si adopera fare come prassi aquisita, endemica, normale e di costume: nell'evasione fiscale, nella truffa economica usando borse, titoli, bond vari. Nell'insozzare il proprio territorio con l'immondizia prodotta senza coscenza sociale, nel costruire abusivamente orrori edilizi privati e pubblici, nel costruire cattedrali nel deserto PAGATE CON DANARO PUBBLICO, mai entrate in funzione. Nel devastare il territorio con costruzioni in ogni luogo e dove. Nel fare il doppio lavoro a nero, nello sfruttare poveri immigranti affittando la casa di 2 locali a 20 poveri disgraziati a 300€ al mese cad, nel condonare delitti e pene a chi i delitti e le pene le ha inflitte scentemente alla comunità; nell'avvelenare la salute pubblica con veleni e frodi alimentari, nell'usufruire delle strutture pubbliche per i propri fini e porci comodi a spese della collettività stessa, ecc, ecc.

Chi sottrae il suo dovere alla comunità lo fà scientemente, per propri fini. E come tale gli si dovrebbe levare la cittadinaza italiana con la conseguente distruzione del passaporto e della nazionalità. Un reietto senza terra e senza patria.
Non si può non evidenziare ciò che accade dall'altra sponda della barricata quando normali cittadini alle dipendenze dello stato (leggasi i servizi che strapaghiamo a suon di tasse) si adoperano in comportamenti altrettanto delittuosi al pari di coloro che evadono il fisco e cioé coloro che malgrado abbiano un posto di lavoro salariato, garantito, statale, dissanguano, saccheggiano, distruggono, il servizio della comunità, adoperandosi in atti terroristici come l'assenteismo, il doppio lavoro, la frode, l'abuso di potere, il furto, l'uso di ciò che non gli appartiene.Costoro non sono dissimili dai terroristi militanti o dai delinquenti comuni.

Come non posso fare a meno di denunciare quello che accade nei templi della democrazia. Il vero maglio dello sfascio istituzionale, politico e culturale é evidente: questa classe politica (leggasi come nostri rappresentanti da noi votati e voluti) che si manifesta e si dimostra come realmente é:  un corpo estraneo, un virus a se stante. Una cancrena ramificata e capillare nel corpo della nazione. In tutti settori della cosa pubblica e privata la politica si é insediata cronicamente avvelenando irrimediabilmente come una pestilenza insanabile tutta la vita ed i nodi del paese Italia. Il saccheggio totale della cosa pubblica, della cosa morale, della cosa politica é a tutti i livelli, non ha più pudore o remore. Mi é sempre più chiaro quale é la causa dei mali italiani: gli italiani stessi. Magari non tutti, ma la maggioranza si; ne é colpevole! Il continuare ad accettare il tutto (intendo destra, centro, sinistra) come una normalità é oramai l'assuefazione di un tossico che non riesce più a venirne fuori. Il livello di degrado morale, politico, economico in cui riversa il paese reale non ha del catastrofico: é morto!!!

Siamo altresì ben lontani da una classe imprenditoriale, manageriale che intravede nell'economia un opera economica benefica per se (l'azienda che trae profitti) e per il paese. Il profitto non é il demonio se lo si procura con l'onestà del alvoro e dell'ingegno, ma al contempo é una gestione della cosa ricolma di consapevolezza di un'azione sociale utile alla collettività stessa, alla salute della nazione, della sua importanza territoriale e culturale degli italiani stessi, della famiglia, dei nostri figli.

Ma altrettanto grave é quella classe politica e culturale cieca e becera, ignorante ed arrogante che non vede o non vuole vedere chi con sacrifici immani si accolla le responsabilità. In questo paese la parola RESPONSABILITA' ha un carma negativo, terrificante, devastante da cui prendere le distanze.

Invece di premiare, incoraggiare, aiutare fiscalmente coloro che hanno il coraggio e la lungimiranza di imbattersi in opearazioni brillanti, salutari e coraggiose come l'investire nel rinnovamento e nel miglioramento della produzione, li si deve mettere alla gogna, li si deve perseguire, ricattare, taglieggiare, spiare, ricattare con leggine e e capestri vari alla luce di un passato da neo-capitalismo italiota sempre al limite della legalità, della sfrontatezza, dell'arroganza, della spregiudicatezza finanziaria di padroni ignoranti, idioti, arroganti più delle capre stesse e dei loro cani da guardia. Specularmente ne nascono sindacati e parti politiche che vedono nel posto fisso un luogo, un zona franca in cui ci devi passare la maggioranza del tempo della propria vita, nell'occupazione di un non luogo esistenziale in una perenne lotta indistinta e sommaria contro chi si imbatte a proprio rischio nella produzione della ricchezza nazionale. Mancano totalmente le lucidità mentali ed intellettive da entrambi le parti. Al danno di aggiunge altro danno così come all'ignoranza si accomuna altra ignoranza.

Questo paese ha bisogno di un rinnovo: radicale, estremo, senza nessun compromesso ne di destra e ne di sinistra e tantomeno di centro che faccia piazza pulita di tutto questo marciume stagnante e cronico. Senza una tale rinnovamento siamo già con un piede nel limbo dello Stige.

Io sento urgentemente il bisogno di dare un taglio netto verso questo avvelenamento costante e lento. Sento il bisogno di uscire da questo incubo da medioevo in cui persistono ancora vassalli e valvassori, podestà, cavalieri e popolino, Robin Wood e SuperciuK di sinistra di destra e di centro.

Non ne posso più nel vedere certi italiani di sinistra nel storcere la bocca con una smorfia o con certa ritrosia nell' usare parole o ad accettare concetti semplici ed elementari come patria, etnia, identità nazionale; o quelli di destra nell'usare  parole come onestà, legalità, solidarietà, generosità. Manco se queste parole avessero un carma ed un potere maledetto o violento. Spesso ho visto il pregiudizio di sinistra e la vergogna contratta sul viso o in una smorfia  nel cantare l'inno nazionale. O quelli di destra nell'accettare di buon grado le proposte oneste di un sindacato di sinistra.
Sono sintomi di una malattia tremenda e disgregante, quella malattia che coplisce chi non ha mai avuto niente e non crede in niente ed in nessuno se non solo nei propri vaniloqui ideologici. Degli orfani senza madre e padre, senza terra e storia. Questa é la vera causa di un popolo che popolo ancora non lo é, di una nazione che nazione non lo é, di una identità che non esiste. "Ognuno per se e Dio per tutti." Questo é il vero inno nazionale, questo é male degli italiani e dell'Italia. Se non si pone rimedio a ciò é inutile dire o immaginare verso quale baratro ci stiamo avviando: "INARRESTABILMENTE".

Ma non posso fare a meno di denunciare quello che accade a casa nostra. Oramai il vero sfascio istituzionale, politico e culturale é evidente. La classe politica (leggasi come nostri rappresentanti da noi votati e voluti) si manifesta e si dimostra come  sia un corpo estraneo, un virus a se stante. Una cancrena ramificata e capillare nel corpo della nazione. In tutti settori della cosa pubblica e privata la politica si é insediata cronicamente avvelenando irrimediabilmente come una pestilenza insanabile tutta la vita ed i nodi del paese Italia. Il saccheggio totale della cosa pubblica, della cosa morale, della cosa politica é a tutti i livelli, non ha più pudore o remore. Mi é sempre più chiaro quale é la causa dei mali italiani: gli italiani stessi. Magari non tutti, ma la maggioranza si; ne é colpevole! Il continuare ad accettare il tutto (intendo destra, centro, sinistra) come una normalità é oramai l'assuefazione di un tossico che non riesce più a venirne fuori. Il livello di degrado morale, politico, economico in cui riversa il paese reale non ha del catastrofico: é morto!!!




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4 ottobre 2006

Il paese dei cannibali.

Fare il lavoratore autonomo in questa nazione è come essere un appestato.  Peggio un delinquente!

Mia moglie è una dipendente parastatale. La invidio a volte. 8 ore al giorno. Stipendio garantiro, straordinari pagati, ferie, pensione, cassa malattia, agevolazioni bancarie ecc.
Altre volte non mi cambierei nemmeno morto, al suo posto. Non posso farci nulla, il posto fisso mi deprime e mi fa sentire un morto vivente, un vegetale che tira a campare per la pensione.

 

Come riformista io personalmente abolirei la pensione e lascerei libero l’individuo di scegliere come meglio crede del suo futuro lavorativo. Abolirei la busta paga poiché la ritengo un’offesa alla dignità ed all’intelligenza umana. Abolirei le ferie, i permessi, le tredicesime, i tfr e tutto quel rosario caro ai lavoratori dipendenti. Perché?

 

Perché come riformista mi sento responsabile delle mie scelte, non delego a nessuno le mie responsabilità e credo fortemente nelle capacità individuali di ognuno di noi. Credo nella libera iniziativa e nel libero scambio, nel mercato come sopratutto fenomeno culturale. Per me un operaio quando arriva alla scadenza dell’anno solare, dovrebbe contrattare personalmente il compenso annuale delle sue prestazioni presso chi che sia in base a i tanti fattori che determinano l’andamento dell’economia nazionale, in base alle sue capacità, in base alla sua esperienza nel settore e nella perspicacia del sapersi inserire nel ciclo produttivo. Mi aggiornerei, mi informerei, farei stage e corsi mirati al miglioramento delle mie capacità, cercherei insomma di essere qualcuno o qualcosa nel mio mestiere. Insomma io lo vedo come protagonosta principale del mondo del lavoro. Quel lavoro che si deve amare,  non subire e certamente non è un pezzo di carta straccia a fare di te qualcuno. Questo per me vale a tutti i livelli delle professioni che siano, dal fattorino al chirurgo, dall’operaio al manager.

 

Come riformista di sinistra ho votato questo governo. Come lavoratore autonomo ho votato questo governo, convinto che, le 280 e rotte pagine di programma di governo, elaborate nella campagna elettorale passata, fossero delle ottime premesse per migliorare realmente qualcosa in questo paese, dopo cinque anni di follia anarco-fiscale, certamente destinato alla vecchiaia cronica e per di più cannibale ed assassina, dal momento che ci stiamo mangiando il futuro dei nostri figli con il precariato, lo stagismo meretricio e con esso il nostro futuro.

 

Come riformista e lavoratore autonomo conosco le difficoltà in cui versano quei lavoratori autonomi che, senza orario e senza festività, senza ferie, senza garanzie pensionistiche, senza garanzie salariali, senza la certezza di guadagno e di lavoro, con mille responsabilità che spesso di notte non ti lasciano riposare in pace. Siamo muli da soma senza nessun privilegio sociale che tirano il carro in una famiglia. Spesso di notte e non di rado, si sta in compagnia dei problemi del lavoro e ci si scervella nel trovare le mille soluzioni che servano a garantire consegne, qualità, un guadagno sufficiente a pagare un mutuo, pagare le tasse (quasi la metà di quello che fatturiamo), mandare i figli a scuola, pensare al loro benessere ed alla loro vita possibilmente dignitosa. Tutto ciò a fronte del tuo sudato compenso.


Oggi so già che non avrò il privilegio della pensione e che probabilmente creperò sul lavoro e mi sotterrano con tutti gli attrezzi del mestiere in mano. Certo ci sono professionisti e professionisti il cui reddito di differenzia in modo abbissale. Ma tutti i rischi e la totale mancanza di certezze caratterizzano comunque tutti i lavoratori autonomi.

 

Quello che mi chiedo ora è perché siamo sempre considerati dalla sinistra carne da macello?

Perché ci scambiano sempre per una credenza ricolma di ben di Dio da saccheggiare? Perché ancora rimangono pregiudizi neo ottocenteschi riprovevoli e discriminanti? Perché non si vuole riconoscere il nostro status lavorativo precario?, Il nostro valore ed i nostri sacrifici?

 

Io sono inorridito da tanta arretratezza ed ignoranza da parte di questa sinistra che di quel corposo programma tanto sbandierato e pubblicizzato fino ad ieri,  non ha e non sta  rispettando nemmeno un punto, un paragrafo, una promessa. Sta facendo di tutto ed il suo contrario. Sta dimostrando la assoluta incapacità di assumersi quel ruolo riformista di cui tanto necessita questo paese, di una politica protagonista per la una vera e propria svolta che ci faccia tornare in carreggiata. 

Ma per quella maledettaccia miseria, è mai possibile che si possa così impunemente, sfacciatamente, prendere per i fondelli l’intero elettorato? E mai possibile in questo stramaledetto paese non si riesca a fare uno schifo di miglioramento? Di riforme? Possibile che tutta la scienza economica messa in campo alla fine si riduca in un pietoso e veterano taglia e cuci della serva?

Ma dove sono le idee innovative nel gestire la cosa pubblica? Dove sono le strategie per competere adeguatamente nel settore industriale e commerciale? Dove sono le migliori menti per creare nuovi sistemi fiscali, un nuovo stato moderno, un nuovo modello civile?. Possibile che ci spacciamo come il paese più creativo del mondo ed alla fine voliamo talmente basso che il Bahreim ci supera alla grande in fatto di cervelli ed innovazione? Ma che razza di cialtroni abbiamo votato?

 

Possibile? Ci vuole una laurea ad Oxford per capire che l’automobile non è un bene di lusso ma un indispensabile strumento di lavoro? E perché mai un lavoratore autonomo non può scaricare nulla sulle spese automobilistiche dal momento che faccio 230.000 km in 5 anni? Nulla del vestiario (e vorrei vedere questi gaglioffi dei promulgatori di leggine e decretino fiscali da oratorio se si presentano alla Camera o al Senato con un vestito logoro o uno straccetto al posto di una giacca, o in jeans lisi? Nulla dei ristoranti? E perché se si è fuori studio a lavorare cosa si dovrebbe mangiare sempre panini? Insomma ma dove vogliamo andare, di questo passo, con gente simile che considera la libera professione uno spasso, un lusso, un divertimento?

 

E mai possibile che il buon senso manchi a questi signori da 20,000 € al mese? Dove credono che andremo a finire con simili dinosauri? E le tanto sbandierate riforme dove sono? Il tutto si riduce a far bassa cassa ad ogni costo?
Una domanda ma come è possibile che hanno ancora rifinanziato con milioni di euro i perenni disoccupati del sud? Hanno aumentato i fondi dei forestali, oramai noti in tutto il mondo:
il numero dei forestali calabresi in servizio in quel fazzoletto di terra come l’aspromonte e dintorni, in Canada con un tale folla di assunti sorvegliano un territorio più grande dell’Europa. Ma i tagli veri chi li fa? Chi ha veramente le palle per tagliare le cancrene croniche dell’Italietta degli sprechi e delle opere pubbliche già obsolete ancor prima di averle finite? A cosa servono tutti quei casellanti alle porte delle autostrade, se ci sono i viacard o i telepass? A cosa serve tutta quell’amministrazione pubblica o quella marea di impiegati statali inutili ed inefficenti...se non a garantire il voto per questo o per quello? Dove sono queste famose riforme?

La verità è che nessuno vuol cambiare nulla. Credo che non voterò mai più.

Meglio ci tornerò solo quando qualcuno prenderà per esempio quelli dell’Anas o dell’Alitalia e li caccerà a pedate nel culo pretendendo la fine del secolare parassitismo scientifico storico. Che metterà sulla graticola lobbi assicurative e bancarie.

Forse sopriremo che nel paese più vecchio ed assistenzialista del mondo, in fondo basterebbero poche mosse per ordinare le cose: pagare tutti, ma pagare ragionevolmente. La sanità è una libera scelta, cosi come la pensione. Il libero mercato non solo un abbaglio elettorale ma una legge di mercato che favorirebbe il mercato stesso. Gli imprenditori fanno gli imprenditori con i loro soldi. Che le risorse del sud Italia siano radicamnete estirpate con o senza la forza al sub governo del sud: mafia, n'drangheta, camorra.


Le tasse é liquido danaro utile dello stato stesso e per i suoi migliori investimenti che gli servono a garantire oltre alla sua sopravvivenza a rilanciare l'occupazione, la ricerca e nuovi prodotti, nuovi brevetti. Rinnovare il paesaggio deturpato dall'inciviltà di palazzinari senza scrupoli. Le scuole sono a libera scelta: pubblica o privata. Il mercato delle professioni liberato dalle mafie delle categorie professionali e via discorrendo. Se tutto ciò non avverà sarà solo una lenta ed implacabile agonia di cui le prime vittime stanno già pagando il caro prezzo: i nostri figli.




permalink | inviato da il 4/10/2006 alle 15:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa

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Cronache dal paese invisibile.